ScienceforLife  è il portale delle Scienze per la Vita,  perché scienza e tecnologie siano  poste al servizio della persona umana e dei suoi diritti fondamentali. La salute, bene integrale dell'uomo, è  non solo assenza di malattia, ma capacità di star bene con se stessi e con gli altri, avere un corretto rapporto con l'ambiente ed uno stile di vita sano, sì da assicurare una vita socialmente ed economicamente produttiva.

 

Mission di  ScienceforLife

  1. promuovere la conoscenza in ogni sfaccettatura, diffonderla e difenderla da interpretazioni riduttive o distorte

  2. integrare i Saperi, incrementare la Conoscenza, salvaguardare sempre l’Uomo e promuovere la sua tensione verso il Bene autentico

  3. agire secondo ragione

 

Circa trent'anni fa, nel lontano 1991, alle soglie del III millennio, insieme ad alcuni Amici, demmo vita all’Associazione di cultura e politica scientifica denominata “Mezzogiorno XXI Secolo”. Ne facevano parte uomini di cultura, essenzialmente uomini di buona volontà impegnati nel mondo scientifico-accademico, che si interrogavano sugli scenari che andavano ad aprirsi nel nuovo secolo che si affacciava. In noi vi era la consapevolezza che: grandi paure ed ingenue speranze attraversano oggi la coscienza collettiva. Il rischio di irrazionali angosce o di superbe certezze emerge, contraddittoriamente, nel dibattito culturale. Noi riteniamo che il cammino sia quello del costante controllo critico, del dubbio sistematico che rifiuta i dogmatismi ed è permeato dal senso di un mistero in continua e sorprendente rivelazione. Respingiamo, quindi, sia l’orgoglio della ragione che la sfiducia nichilista nelle capacità dell’uomo di recuperare costantemente il logos; riteniamo che gli sforzi debbano essere tesi ad impedire la dissipazione e la distruzione. La previsione quasi generale della comunità scientifica è che i prossimi decenni siano caratterizzati dalla rivoluzione della “informazione". ...

Stiamo vivendo, dunque, un periodo di transizione che fa ipotizzare per il futuro ancora uno scenario di grandi trasformazioni scientifiche e tecnologiche che potranno avere un particolare significato nel ridisegnare un nuovo sviluppo del Mezzogiorno in grado di superare definitivamente il divario Nord-Sud.

A seguito dei  grossi sconvolgimenti politici, economici, sociali, nonché scientifici e tecnologici, che sono occorsi negli ultimi anni,  si è aperto un confronto, continuo e spesso drammatico, tra i diversi modi di essere e di vivere, e di conseguenza tra le diverse culture ed ideologie sottese, che hanno gettato l’uomo del III millennio in “una drammatica crisi di cultura e di identità”.  Ciò è ancor più valido per le nuove generazioni, private dei riferimenti che a ragione o a torto hanno rappresentato il patrimonio di chi li ha preceduti, e che pertanto ora … «attendono una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere in nuovi contesti alla perenne domanda sul senso della propria esistenza. Questa attesa non dev’essere delusa.

Il contesto contemporaneo sembra dare il primato a una intelligenza artificiale che diventa sempre più succube della tecnica sperimentale e dimentica in questo modo che ogni scienza deve pur sempre salvaguardare l’uomo e promuovere la sua tensione verso il bene autentico. Sopravvalutare il “fare” oscurando l’“essere” - ha aggiunto Ratzinger[1] - non aiuta a ricomporre l’equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità. Ogni uomo, infatti, è chiamato a dare senso al proprio agire soprattutto quando questo si pone nell’orizzonte di una scoperta scientifica che inficia l’essenza stessa della vita personale. Lasciarsi prendere dal gusto della scoperta senza salvaguardare i criteri che vengono da una visione più profonda farebbe cadere facilmente nel dramma di cui parlava il mito antico: il giovane Icaro, preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo, si avvicina sempre di più al sole, dimenticando che le ali con cui si è alzato verso il cielo sono di cera. La caduta rovinosa e la morte sono lo scotto che egli paga a questa sua illusione. La favola antica ha una sua lezione di valore perenne. Nella vita vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza.

Il docente universitario ha il compito non solo di indagare la verità e di suscitarne perenne stupore, ma anche di promuoverne la conoscenza in ogni sfaccettatura e di difenderla da interpretazioni riduttive e distorte. Porre al centro il tema della verità  non è un atto meramente speculativo, ristretto a una piccola cerchia di pensatori; al contrario, è una questione vitale per dare profonda identità alla vita personale e suscitare la responsabilità nelle relazioni sociali. Di fatto, se si lascia cadere la domanda sulla verità e la concreta possibilità per ogni persona di poterla raggiungere, la vita finisce per essere ridotta ad un ventaglio di ipotesi, prive di riferimenti certi. Come diceva il famoso umanista Erasmo: “Le opinioni sono fonte di felicità a buon prezzo! Apprendere la vera essenza delle cose, anche se si tratta di cose di minima importanza, costa una grande fatica (Elogio della follia, XL VII). E’ questa fatica che l’Università deve impegnarsi a compiere; essa passa attraverso lo studio e la ricerca, in spirito di paziente perseveranza. Questa fatica, comunque, abilita ad entrare progressivamente nel cuore delle questioni e apre alla passione per la verità e alla gioia per averla trovata».

«Il mondo ha bisogno di verità» perché «senza verità non c’è libertà». Una scienza che si pretende assoluta e libera da qualsiasi vincolo rischia di far fare all’uomo la stessa fine di Icaro, cioè cadere rovinosamente e morire. Gli scienziati di oggi dovrebbero seguire «i criteri che vengono da una visione più profonda: … qualsiasi scoperta di carattere scientifico deve attenersi a criteri etici e morali».

In un simile contesto, individuo e società si fondono, nel senso che il ben-essere dell’uno è funzionale al ben-essere dell’altra; il ben-essere diviene il nuovo parametro per valutare la condizione dell’uomo nel III millennio. Ma questa non può prescindere dalle sperequità e disuguaglianze che purtroppo ancor oggi esistono e si propongono con sempre maggiore tracotanza; non prendersi cura delle stesse, che incidono fortemente sul modo di vivere degli individui e spesso sulla vita stessa, darà origine a squilibri che non potranno non avere un’azione dirompente. Chi è socialmente ed economicamente privilegiato ha una più ampia possibilità di scelta nei confronti di quelli meno favoriti.

Di qui anche il richiamo del Pontefice[2] ad agire “σὺν λόγω”, con logos, ove «logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione». «Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio». Chi quindi vuole condurre qualcuno a credere in qualcosa «ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia…». «Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio ... È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori».

Ecco che allora “l’uomo di Scienza” deve intervenire, consapevole che non può esistere progresso socio-economico di un Paese che non sia preceduto da un processo culturale. La Scienza, intesa come Conoscenza, rappresenta da sempre il trait-d’union  tra Cultura e Sviluppo Economico; ai Decision Makers si chiede invece di  dar vita a nuovi modelli compatibili su cui impostare la società del futuro e organizzarne la vita.  I Ricercatori, come i Politici, non devono però restringere il proprio campo d’azione ad interessi ben identificabili e di categoria, che portano a perdere la visione globale ed unitaria del problema. Operare delle scelte, soprattutto quando queste si riflettono al di fuori del sé, comporta la piena consapevolezza ovvero conoscenza del problema e di tutte le possibili opzioni nonché delle possibili conseguenze che ognuna di queste può comportare. Ciò significa disporre di un vasto vocabolario di nozioni che insieme costituiscono il bagaglio culturale della persona. Purtroppo i dati al riguardo, soprattutto quando si valutano i livelli di cultura scientifica di una popolazione, sono a dir poco sconfortanti. In nessun Paese al mondo la cultura scientifica di base tocca più del 10% della popolazione. Ne deriva che quando si apre un dibattito su argomenti scientifici, nella più favorevole delle condizioni, solo una persona su dieci è in grado di comprendere i termini di cui si sta discutendo. Trasferendo la stessa considerazione nelle sedi ove si adottano le decisioni, c’è da preoccuparsi non poco; è questo un problema cui dare rapidamente soluzione se si vuole un miglior funzionamento della democrazia[3]. Occorre allora accrescere lo stato delle conoscenze e la cultura della popolazione, varando programmi di informazione ed educazione continua, utilizzando tutti i mezzi tecnologici ed i canali oggi possibili, moltiplicando le iniziative che portino a raggiungere l’obiettivo attraverso il monitoraggio dei progressivi miglioramenti. La cultura scientifica rappresenta quindi il volano della nuova civiltà: se gli italiani non comprenderanno tale concetto e non attueranno una politica conseguenziale, non saranno tra i protagonisti del terzo millennio. Ecco che allora l’innovazione deve coinvolgere il modo stesso di far cultura, per far sì che la gente si appropri realmente della conoscenza.  In ogni caso la possibilità di utilizzare nuovi strumenti tecnologici non si trasforma automaticamente in cultura scientifica e tanto meno in allargamento delle possibilità democratiche senza le opportune conoscenze. Le nuove tecnologie e i nuovi strumenti oggi disponibili consentono però di dar diffusione alle conoscenze con una velocità ed una mole fino a qualche tempo fa impensabili. Strumenti come gli Science Centers, centri di gestione e diffusione della conoscenza, possono sopperire a tanto e consentire  quello che Goéry Délacote, fisico francese, ha definito “l’appropriazione sociale della tecnologia per fini educativi”.

 

 

 

[1] Discorso del Santo Padre Benedetto XVI per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense, Roma, 21 ottobre 2006

[2] Discorso del Santo Padre Benedetto XVI all’incontro con i Rappresentanti della Scienza, Università di Regensburg, 12 settembre 2006

[3] Vedi al riguardo  G. Castello: RICERCA SCIENTIFICA: strategie competitive per il Mezzogiorno e l’Italia, Alfredo Guida Editore,  1995

 

 

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