Gli antiossidanti

Premesse essenziali

Gli antiossidanti sono sostanze chimiche (molecole, ioni, radicali) o agenti fisici che rallentano o prevengono l'ossidazione di altre sostanze. L'ossidazione è una reazione chimica che trasferisce elettroni da una sostanza ad un ossidante. Sicché gli agenti antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi; gli antiossidanti si comportano quindi da agenti riducenti  in quanto le reazioni chimiche coinvolte sono di ossido-riduzione. Essi possono agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati. Va tenuto presente però che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi.  Gli esseri viventi possiedono dei meccanismi antiossidanti precipui, ma fruiscono anche delle sostanze antiossidanti presenti nella dieta. I meccanismi endogeni sono principalmente di natura enzimatica [Lee J. et al, 2004]. Anche se le reazioni di ossidazione sono fondamentali per la vita, possono essere altrettanto dannose; perciò, piante ed animali mantengono complessi sistemi di molteplici tipi di antiossidanti, come glutatione, vitamina C e vitamina E, così come enzimi quali catalasi, superossido dismutasi e vari perossidasi. Livelli troppo bassi di antiossidanti o di inibizione degli enzimi antiossidanti causano stress ossidativo e possono danneggiare o uccidere le cellule. Così come lo stress ossidativo potrebbe essere la causa di molte malattie umane, così l'uso degli antiossidanti pur intensamente praticato, soprattutto come integratori alimentari con la speranza di preservare il benessere fisico e prevenire l’invecchiamento o malattie come cancro e cardiopatie coronariche, vi sono poche certezze  che producano i benefici vantati. Anzi in taluni casi possono  danneggiare il DNA e distruggere le cellule invece di proteggerle. L’équipe coordinata da Kyungjae Myung, del Genetics and Molecular Biology Branch del National Human Genome Research Institute (NHGRI) afferma che queste capacità potrebbero essere utili nella lotta al cancro, ma resta il problema dell'impiego degli antiossidanti "nocivi" nella cura di tutte le altre patologie, per cui ci vorranno altri studi per capire in che termini certi antiossidanti sono pericolosi per l'uomo, dato che finora i loro effetti sono stati sperimentati su singole cellule. Il team di Myung studia da anni i meccanismi di riparazione del DNA e dal 2008 analizza le lesioni cellulari ad opera di sostanze chimiche naturali. Il team ha analizzato gli effetti di 4000 composti, alcuni contenuti in farmaci in commercio, identificando in tutto 22 antiossidanti capaci di danneggiare il Dna. Tre di questi (resveratrolo, genisteina e baicaleina) vengono usati abitualmente e studiati per curare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, osteopenia, osteoporosi ed epatite cronica, e naturalmente somministrati come trattamento anti-aging. E' stata dunque una sorpresa scoprire che non solo queste sostanze danneggiano il Dna ma che, nelle cellule che si stanno dividendo, diventano letali, distruggendo quelle impazzite che provocano il disturbo. Ma i possibili effetti nocivi sull'uomo degli antiossidanti per la scienza non sono una novità. Così il beta carotene, una sostanza apparentemente innocua che appartiene alla categoria dei carotenoidi, precursori della vitamina A (retinolo),  può aumentare il rischio di cancro ai polmoni per i fumatori e per coloro che sono esposti alla polvere di amianto se se ne consuma più di 7 milligrammi al giorno. Inoltre, l'assunzione di vitamina E incrementerebbe di circa il 17% la probabilità di cancro alla prostata, come sostenuto da una ricerca condotta dalla Cleveland Clinic esaminando oltre 35.533 uomini [Klein EA et al., 2011]. Un altro studio dell'Harvard Medical School di Boston, dell'INSERM di Parigi e dell'Università di Essen in Germania ha riscontrato che la vitamina E aumenta il rischio di ictus emorragici del 22%. James Watson, premio Nobel per la Medicina nel 1962 per aver contribuito alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA, ha esposto il suo pensiero sull’uso degli antiossidanti [Watson J, 2013] ed il loro ruolo. L'ipotesi elaborata da Watson è che l'efficacia di alcuni chemioterapici e della radioterapia, la cui azione è basata proprio sulle specie reattive dell'ossigeno, potrebbe essere limitata da livelli eccessivi di antiossidanti nelle cellule tumorali. Questo fenomeno potrebbe spiegare perché i tumori che diventano resistenti al controllo chemioterapico diventano ugualmente resistenti alla radioterapia e svelerebbe il ruolo giocato da ossidanti e antiossidanti nelle forme di cancro attualmente incurabili, in particolare quelle metastatiche e in un avanzato stadio di sviluppo. Pertanto, secondo Watson le specie reattive dell'ossigeno sono una forza positiva per la vita perché coinvolte nell'apoptosi, la morte programmata delle cellule potenzialmente pericolose per l'organismo. D'altra parte la nota capacità di queste molecole di danneggiare irreversibilmente proteine, DNA e RNA ha reso sempre più frequente l'assunzione di integratori a base di antiossidanti come strategia per prevenire l'insorgenza dei tumori se non, addirittura, per aiutare a sconfiggerli. Tuttavia, gli studi condotti fino ad oggi non sono riusciti a dimostrare chiaramente l'efficacia di questo approccio, anzi, in futuro i dati potrebbero svelare che l'uso degli antiossidanti, soprattutto quello della vitamina E, ha portato a un piccolo numero di tumori che non esisterebbero se non fosse per l'uso di supplenti antiossidanti. Per quanto riguarda, invece, l'alimentazione, i cibi ricchi di antiossidanti, ad esempio i mirtilli, dovrebbero essere mangiati “perché sono buoni, non perché il loro consumo riduce il cancro”.

In conclusione, l’assunzione di antiossidanti deve essere quanto mai oculata: solo in caso di reale carenza è utile e vantaggioso assumere vitamine e sali minerali sotto forma di integratori. In caso contrario è inutile e può rivelarsi dannoso. Anche un eccesso di integrazione può risultare dannoso. Pertanto del tutto errata è l’idea che la loro assunzione sia sempre innocua, o che  “più se ne prendono e meglio si stà”. Un conto è fornire all'organismo le vitamine con frutta e verdura, un altro conto è somministrare antiossidanti attraverso gli integratori. E' infatti la sinergia tra le varie componenti del cibo a rendere efficace la loro azione, non una singola sostanza isolata e contenuta in una compressa. Vari studi infatti confermano che i benefici del regolare consumo di verdura e frutta non derivano solo dall'apporto di vitamine ma dall'azione congiunta dei loro fitocomposti. E addirittura si ipotizza che gli integratori potrebbero rendere meno efficace l'assorbimento delle sostanze benefiche contenute nel cibo, creando un sovraccarico dei sistemi di assorbimento a livello delle pareti intestinali, con difficoltà di distinzione delle diverse sostanze e un minor assorbimento delle molecole benefiche. Ma, come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo.

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