Sostanze e princìpi bioattivi

Fa che il cibo sia la tua medicina, e la medicina sia il tuo cibo.
(Ippocrate, 460-370 a.C.)

 

E’ diffusa la convinzione errata che tutto quello che è naturale sia allo stesso tempo sempre salutare. Questa diffusa opinione fa sì che spesso prodotti naturali vengano assunti insieme a farmaci senza tener conto in alcun modo delle possibili interazioni. Per di più, sempre la stessa convinzione abilita la persona a ricorrere all’autoprescrizione senza consultarsi con un esperto, sia esso il proprio medico o il farmacista di fiducia. E’ allora importantissimo sottolineare che la somministrazione in contemporanea di un prodotto naturale e di un farmaco può produrre, in taluni casi o spesso, un effetto differente da quello dato dalla sostanza assunta singolarmente, e comunque inatteso o inaspettato. Ciò è determinato da diversi fattori: alcuni alimenti possono interferire con l’attività di determinati farmaci vuoi aumentando l’assorbimento fino ad indurre persino tossicità, vuoi rallentando la loro eliminazione oppure rallentandone l’assorbimento: nel primo caso avremo effetti di sovradosaggio mentre nel secondo avremo un ridotto effetto del farmaco. Questo problema si pone in particolar modo per i farmaci ad uso orale poiché il loro metabolismo non è immediato ma passa attraverso varie tappe fondamentali coinvolgendo vari organi, sistemi e vie metaboliche.

Diventa allora cruciale conoscere di ogni alimento quali sono i princìpi bioattivi, ovvero quella componente dotata di attività biologica e capace di interagire con altre sostanze, in primo luogo farmaci.

Un regime alimentare adeguato consentirà di ridurre gli effetti collaterali associati all’interazione farmaco-alimenti e massimizzare l’efficacia della terapia. Alcune medicine agiscono più rapidamente (o lentamente), meglio (o peggio) se assunte a stomaco vuoto (o pieno). D’altra parte, alcuni farmaci possono provocare disturbi gastrici, e la presenza di cibo nello stomaco a volte è in grado di limitare tale effetto. Il cibo infatti aumenta la secrezione di acido cloridrico nello stomaco, favorendo la soluzione di molecole basiche e contrastando quella di molecole acide. I cibi ad elevato contenuto lipidico stimolano invece le secrezioni biliari, favorendo l’assorbimento dei farmaci liposolubili.

Il problema dell’interazione tra gli alimenti e i farmaci è un aspetto della pratica clinica poco considerato anche perché poco conosciuto, in quanto la sintomatologia che ne deriva può essere aspecifica e gli effetti possono manifestarsi solo a lunga distanza di tempo. Un occhio di riguardo, se si vuole conseguire l’efficacia delle strategie terapeutiche insieme ad un’accettabile qualità di vita, va rivolto ai pazienti anziani, sia perché portatori spesso di patologie ad andamento cronico o di poli-patologie, sia perché, pur in assenza di patologie, spesso presentano condizioni che modificano l’assorbimento di farmaci (riduzione delle funzioni gastrointestinali, riduzione della massa magra, riduzione della funzionalità epatica e renale, riduzione delle proteine plasmatiche).

La maggior parte delle interazioni farmaci-alimenti si verifica a livello delle fasi di assorbimento e metabolismo e coinvolge la famiglia del citocromo p450, una superfamiglia enzimatica di emoproteine appartenente alla sottoclasse enzimatica delle ossidasi a funzione mista (o monoossigenasi). I citocromi P450 sono enzimi microsomiali epatici che hanno funzioni detossificanti verso i tossici in circolo sistemico e sono implicati nel metabolismo dei farmaci e di sostanze endogene come gli ormoni o prodotti di scarto nocivi del metabolismo. I citocromi presiedono pertanto un sistema di eliminazione delle tossine che individua tutti i tipi di sostanze chimiche indesiderate che abbiamo assunto per bocca o respirando, compresi i farmaci, i veleni vegetali, le sostanze cancerogene prodotte nel cibo durante la cottura e gli inquinanti presenti nell'ambiente, e vi aggiungono atomi di ossigeno. Nella maggior parte dei casi, questo ha l'effetto di renderle più solubili in acqua e quindi più facilmente eliminabili dal corpo. L'ossigeno aggiunto diventa un facile punto di aggancio per altri enzimi disintossicanti che così possono afferrare, modificare ulteriormente e distruggere queste molecole tossiche. La strategia di aggiungere ossigeno è chimicamente astuta e gli enzimi citocromo p450 usano uno strumento molecolare potente per realizzarla: l'atomo di ferro di un gruppo eme. In taluni casi però la reazione realizzata dagli enzimi citocromo p450 può essere più dannosa che utile. Per esempio, CYP3A4 è in parte responsabile della tossicità di forti dosi di acetamminofene (Tylenol). La forma modificata dell'acetamminofene è pericolosamente reattiva, ma viene normalmente eliminata in breve tempo da altri enzimi disintossicanti. Quando però il dosaggio di acetamminofene è troppo elevato, la concentrazione dell'intermedio reattivo può salire a livelli pericolosi.

In conclusione bisogna tener conto delle possibili interazioni ogniqualvolta si assumono alimenti e farmaci insieme. Numerosissimi gli esempi; il più noto è certamente dato dal succo di pompelmo: questo contiene dei flavonoidi che inibiscono gli enzimi citocromo p450, rallentando lo smaltimento dei farmaci che possono produrre così effetti più intensi di quelli che il medico si aspettava.

 

 

 

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