Teoria dei radicali liberi

 

Stabilità dei radicali
Radicale Tempo di vita
Radicale idrossido•OH10-9 s
Radicale alcossido•OR10-6 s
Ossigeno singoletto1O210-5 s
Anione perossinitritoONOO-0.05-1.0 s
Ossido di azoto•NO1-10 s
Radicale perossido  ROO•7 s
Anione superossidoO2.ֿ    103-104 s

La teoria dei radicali liberi è stata introdotta nel 1956 da Denham Harman. Le basi della teoria indicano che con il passare degli anni i radicali liberi svolgono una potente e progressiva azione dannosa per l’organismo. I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell'eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.

Come accennato, dal punto di vista biochimico i radicali liberi sono molecole altamente reattive in virtù della presenza di un elettrone spaiato. Questa peculiarità chimica conferisce ad essi un’elevata instabilità e, di conseguenza, l’urgenza di reazione per raggiungere un livello maggiore di stabilità. Il radicale nella sua breve esistenza è spinto a captare un atomo di idrogeno da altre molecole, determinando così una reazione a catena che finisce per alterare irreversibilmente la struttura chimica dei componenti cellulari con cui viene in contatto. Le strutture cellulari più esposte all’azione dannosa dei radicali liberi sono le strutture lipidiche, in particolare quelle che costituiscono le membrane nucleari e cellulari. Altri bersagli dei radicali liberi sono alcune molecole tissutali (lipoproteine a bassa densità-LDL, ecc), strutture proteiche e acidi nucleici. Quando la produzione di radicali prende il sopravvento si viene a determinare una condizione di stress ossidativo, intesa come rottura dell’equilibrio tra i componenti reattivi ossidanti e i meccanismi di difesa antiossidanti, a scapito di questi ultimi [Pryor W. A 1976; Halliqel B. 1989; Van Zand Wijk N. 1995].

 

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